Hanno ammazzato la Marinin, Nadia Morbelli: che dormite sul lettino!

Quando ho fatto la valigia, ho deciso di portarmi “Hanno ammazzato la Marinin” di Nadia Morbelli, perchè la copertina era carina carina, solare ed estiva. Insomma, sembrava creata ad hoc per rilassarsi sotto l’ombrellone in compagnia di un giallo intrigante ma non troppo impegnativo.

E invece no. Invece era soltanto una bella confezione promettente, fatta per invogliare gli allocchi come me.
La storia ha un gran potenziale, ma non viene sfruttato, nemmeno un pochino. Il racconto scorre lento, le pagine si trascinano e inciampano sulla protagonista (che è la stessa autrice), redattrice paleontologa, che non sa bene cosa vuole dalla vita, la quale si mette a indagare sull’omicidio di una sua vicina di casa. La Marinin, la piaga del palazzo, la vecchina spaccamaroni che ha sempre da dire e da ficcanasare, se ne è andata al creatore per mano di un provvidenziale killer che pur non sapendolo ha fatto un favore a tutti.
In ogni caso Nadia, la protagonista, si fa prendere dalla sindrome della Fletcher e si mette sulle tracce dell’assassino, flirtando un pochetto con il questore.
L’aspetto molto bello della narrazione è che va a indagare l’Italietta dei paesi piccolini e dei pettegolezzi, dove tutto arriva alle orecchie di tutti, ed è proprio grazie a questo che Nadia riesce a risolvere il mistero. Tra un giro alla bocciofila, una cena in trattoria, un the tra vecchine e una passeggiata in cascina, la Morbelli arriva alla soluzione, anche grazie all’amica Carla che è più presente nella sua vita del fidanzato fantasma.
Il problema principale però resta uno: manca il filo conduttore.
Si, la vecchia muore, tu, lettore sei lì che aspetti che l’indagine parta e faccia lo zompo della vita, e invece…. e invece un piffero.
Mi sono sembrate tante storie sconnesse, narrate così cosà, senza una scrittura da maestro, ma soltanto accettabile.
Ovviamente io non sono una scrittrice, parlo da umile lettrice: è un peccato aver perso l’occasione, perchè secondo me le idee sono ancora tutte lì in testa all’autrice, e non sono arrivate tutte sulla carta.

Tutti abbiamo vite banali ma appena le si guarda da vicino sono un forziere di storie. Una dentro l’altra. Come le scatole cinesi …E nell’ultima ci trovi la flutta flitta.

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