“Love, anger, depression, joy and dreams. …And Zeppelin. Totally.”

“Quindi, Jeff, quali sono le tue influenze musicali?”
“L’amore, la rabbia, la depressione, la gioia e i sogni….. E gli Zeppelin. Assolutamente.”

Eh sì, parliamo di Jeff Buckley. So che molti di voi diranno Jeff chi? Ecco, allora se non lo conoscete ve lo presento.
Jeff Buckley nasce nel 1966 ad Anheim, California. E’ l’unico figlio del più conosciuto Tim Buckley, cantautore e cantante, che però abbandona la moglie Mary, violoncellista, e il figlio ancora prima che questo nasca.
In ogni caso, sarà soltanto all’età di 10 anni che Jeff decide di adottare il cognome del padre biologico, dopo che morirà per overdose all’età di 28 anni.
Jeff motiverà in seguito la sua decisione in un’intervista:

 “Sono stato Scott Moorhead fino all’età di, non so, 10 anni. I bambini ti prendono in giro… Scotty watty doo-doo snotty (ndt: Scotty watty ricoperto di muco), Scotty Potty (vasino), Snot Dopehead (moccolo fattone). Ed ero stufo. Mia madre aveva divorziato da molto tempo dal mio patrigno, e ho detto, “Chi sono veramente mamma? Quindi ho dato un’occhiata al certificato di nascita, e diceva “Jeffrey Scott Buckley.” Ho detto, okay, scelgo chi sono. Comunque, non è stato di nessun aiuto… Buckley, Buttlick (leccaculo), Fuckley (Cazzly?! All’incirca) [Ride]

Jeff si circonda di musica, perchè è quello che nutre la sua anima, così viaggia un po’ per gli Stati Uniti facendo quello che meglio gli riesce: suonare. Si iscrive al Musicians Institute. Vola a Los Angeles, poi a New York, dove si innamora della musica devozionale pakistana, il Qawwali, si esibisce in tour con musicisti reggae e hardcore punk.
Ed è proprio a New York, all’inizio del 1991, che Jeff fa il suo ingresso ufficiale nel mondo della musica. Questo ragazzetto viene invitato a partecipare a un evento dedicato alla memoria del padre – che avrà visto due volte nell’arco della sua vita – “Greetings From Tim Buckley”, che si tiene alla St. Ann Church, a Brooklyn, ma non vuole essere incluso nell’elenco dei partecipanti perchè per lui si tratta semplicemente di una cosa molto molto personale.
E invece Jeff sale sul palco e canta I Never Asked to be Your Mountain, e successivamente Once I Was, di cui l’ultimo pezzo a cappella perchè la chitarra che lo accompagna si rompe. E bam.
Il pubblico resta esterrefatto, muto come se un angelo fosse sceso lì sull’altare della chiesa e avesse deciso di far vedere come si canta in paradiso.

Tecnicamente, il mio tributo sarà visto come il mio debutto a New York, tuttavia non è per niente così.
Non era il mio lavoro, non era la mia vita. Ma mi disturbava non poter esser andato al suo funerale, non aver mai potuto dirgli niente. Ho usato quello spettacolo per rendere i miei omaggi.

Quello che accade dopo, è più o meno storia. Jeff si trasferisce a New York in pianta stabile e inizia a esibirsi nei locali di Manhattan, in particolare il Sin-é, che diventa una specie di palcoscenico privato dove si mette alla scoperta di chi è e di cosa sa fare. Il lunedì sera in quel piccolo locale irlandese è suo. Jeff si esibisce con le cover più svariate: Nina Simone, Billie Holiday, Van Morrison e Judy Garland, passando dai Led Zeppelin per Bob Dylan, Édith Piaf, Elton John,The Smiths, Bad Brains e Leonard Cohen.

Si fa notare da managers musicali e firma un contratto con la Columbia Records, pubblicando il suo primo album: Live at Sin-é.
Il salto avviene però con Grace, nel 1994, che Jimmy Page definisce “Il mio disco preferito del decennio”. Bob Dylan sostiene che Jeff sia “uno dei più grandi compositori del decennio”.
Grace gli cambia la vita, inizia il tour mondiale con la band, Jeff non fa più musica per la sua anima  e basta, la fa anche per l’anima degli altri.

E cosa voglio che arrivi alle persone dalla mia musica? Quello che vogliono. Quello che preferite. Qualcuno mi ha chiesto cosa volessi fare. Ho risposto che volevo… solo ridare ciò che è stato dato a me. E incontrare altre persone che lo fanno… soltanto essere nel mondo, veramente.


Dopo il tour gigantesco, Jeff si prende una pausa e un paio di anni dopo l’uscita di Grace si mette a comporre il suo secondo album. Così, la sera del 29 maggio 1997 mentre si sta dirigendo agli studi di registrazione, passando lungo le rive del Wolf River,  un affluente del Mississippi, chiede all’autista di fermarsi, perchè vuole proprio farsi un bel tuffo in quell’acqua fresca.
Quindi, canticchiando i Led Zeppelin, si immerge, completamente vestito, e inizia a nuotare bello pacifico nel Wolf River, allontanandosi sempre di più. Keith Foti, il roadie suo autista, non riesce più a vederlo.
E così Jeff sparisce nelle acque del Mississippi, che forse ha troppa voglia di sentirlo cantare nuovamente Whole Lotta Love per lasciarlo tornare a galla.
Il suo corpo verrà trovato il 4 giugno, impigliato fra i rami di un albero sotto il ponte di Beale Street, la via principale di Memphis. L’autopsia non rivela tracce di alcol o droghe e il caso viene archiviato come un incidente.
Il funerale si celebra il 1º agosto 1997, nella chiesa di Saint Ann a Brooklyn, proprio là dove Jeff incantò per la prima volta il pubblico.

Non ho bisogno di essere ricordato – spero che la musica sia ricordata.

Jeff Buckley è stato molto importante per me, ha segnato un momento di transizione davvero fondamentale della mia vita con la sua voce angelica e con le sue parole e dal mio punto di vista la sterile polemica sul fatto che fosse “figlio di” non ha il minimo senso. Non so chi sia suo padre, non mi interessa.
Quello che conta davvero è ciò che il potere della musica può fare per le vite di chi la ascolta. Per me si è materializzato in Jeff Buckley, per voi?

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2 pensieri su ““Love, anger, depression, joy and dreams. …And Zeppelin. Totally.”

  1. La prima band che ha avuto un’influenza “positiva” su di me,spingendomi ad andare avanti in qualche modo sono stati i Guns n Roses,seguiti poi dai Pink Floyd e da altri 🙂

  2. Penso che “Wish you were here” sia una delle canzoni più belle della storia della musica e che ognuno di noi abbia qualcuno a cui dedicarla! I Pink Floyd hanno davvero fatto la storia della musica, come anche i Guns, che mi riportano dritta al liceo a scatenarmi con Welcome to The Jungle! Complimenti, ottime scelte 😀

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