La chiave di Sarah, Tatiana De Rosnay: ovvero come non si dimentica, mai.

Ho finito ieri mattina questo libro e mi sono portata dentro il senso d’angoscia per tutto il giorno.
All’inizio non mi piaceva, mi sembrava che lo stile dell’autrice non fosse adeguato all’immensità della storia narrata, e in parte lo credo ancora. Ma poi sono stata sopraffatta dagli eventi, quindi che vada a farsi benedire la scrittura.
Perchè qui ciò che conta davvero sono i bambini del Vélodrome D’Hiver, che io nemmeno sapevo esistessero. Questo mi ha fatto capire quanto io sia ignorante e quanto a scuola ci insegnino quello che vogliono e basta.
Tra il 16 e il 17 Luglio (i francesi ce l’hanno su con sta data è?) 1942, avvenne il maggior arresto di massa di ebrei sul suolo francese. Fu un’iniziativa esclusiva della polizia autoctona, infatti il governo tedesco autorizzò il rastrellamento soltanto un paio di giorni dopo. Facile dare la colpa al lupo nero no? Peccato che qui il lupo nero fosse il vicino di casa, la portinaia, il vecchietto del piano di sopra che guardava con disprezzo le famiglie del suo stesso condominio.
Una delle protagoniste del romanzo è Sarah, una bimba ebrea di dieci anni che viene spiazzata dall’arrivo della polizia francese che arresta lei, sua madre e suo padre. Sarah non sa perchè, ha soltanto origliato rasi e parole spezzate dalle conversazioni dei genitori, quindi decide di chiudere il fratellino dell’armadio a muro nascosto e invisibile per salvarlo, anche se non sa bene da cosa. Si stringe la chiave al petto e se ne va, seguendo i suoi a testa china.

Lei mise la mano sulla stella gialla cucita sul davanti della camicetta. “È per questa, vero? Tutti ce l’hanno qui”.
Il padre le rivolse un sorriso triste.
“Sì, è per questa” “Non è giusto papà” sibilò, aggrottando la fronte. “Non è giusto!”.

Da qui, Sarah non vivrà più. E basta. Anche se rimarrà viva per ancora tanto tempo.
Non voglio rivelare ulteriori dettagli sulla sua storia perchè bisogna assolutamente leggerla.
La narrazione si alterna con le vicende di Julia, americana diventata parigina per amore, che deve scrivere un articolo sull’anniversario del terribile accaduto per il giornale presso cui lavora. I francesi nascondono la testa sotto la sabbia, fanno come gli struzzi. Julia però è determinata perchè percepisce che la vicenda per lei e la sua famiglia potrebbe essere molto più personale a causa proprio dell’omertà del parentado acquisito.
In ogni caso, la storia di Sarah arriva dritta al cuore di Julia e anche a quello del lettore, che è come se si portasse un coltello appresso durante la narrazione, lì appoggiato sul cuore, che piano piano si infila e si fa largo, creando una ferita sempre più profonda, per dare il colpo di grazia alla fine.
A parte la scrittura così, senza né sale né pepe e alcuni passaggi un po’ scontati per la storia di Julia, in realtà questo libro simboleggia la possibilità di rinascita dagli errori della Storia, anche per chi non ne è direttamente coinvolto, a patto che non si dimentichi, mai.

ps: non ho visto il film, e non so se farlo. 🙂

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2 pensieri su “La chiave di Sarah, Tatiana De Rosnay: ovvero come non si dimentica, mai.

  1. Io ho visto il film, ma non ho letto il libro, perché sinceramente non ne ho il coraggio! Ho praticamente avuto le tue stesse sensazioni e indubbiamente è molto ben fatto, ma è davvero una storia carica di angoscia!

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