Oh Theos, Theos mu.

Non avevo un libro preferito, non l’ho mai avuto perchè non sentivo la necessità di etichettare il mio piacere per la lettura in compartimenti stagni. Adesso ce l’ho.

Ho appena chiuso la copertina di Un Uomo di Oriana Fallaci e ne sono profondamente turbata, colpita, offesa, tramortita. Mi vergogno per essere così piccola e insignificante, per essermi piegata spesso e volentieri  a questa società falsa e viscida, per aver subito in silenzio troppe volte, per essere stata un topo che si rintana nel primo buco disponibile. Oriana Fallaci è una figura controversa, una donna come ce ne sono state poche e non è di questo che voglio parlare ora. Perchè Un Uomo parla da solo, senza soccombere all’ombra maestosa di chi l’ha creato.
Per chi non ne fosse a conoscenza, Un Uomo è stato scritto dietro la promessa che Oriana fece ad Alekos Panagulis, suo compagno nonché eroe (come lo definisce lei stessa) che si batté per liberare la Grecia dalla dittatura, di raccontare la sua storia.
E’ la storia d’amore, di vita, di libertà, di eroismo, di affermazione dei diritti umani, in assoluto più bella e densa che io abbia mai letto. Bella è riduttivo: è sconvolgente, accecante, impetuosa, veemente e rovinosa.
Qui dentro ci sono Oriana e Alekos, due esseri umani destinati ad incontrarsi, due persone uniche al mondo, così diverse ma così profondamente unite da un senso di dignità per se stessi e per la vita che non lasciava spazio a niente e nessuno. Lei stessa si erge a Sancho Panza di Don Chisciotte, prode compagna di chi combatteva i mulini a vento, ma che non smetteva mai per un minuto di battersi, poiché nato con un fuoco dentro, che bruciava e bruciava e bruciava…fino a scoppiare e travolgere con impeto tutto ciò che lo circondava.

E forse il tuo carattere non mi piaceva, né il tuo modo di comportarti, però ti amavo di un amore più forte del desiderio, più cieco della gelosia: a tal punto implacabile, a tal punto inguaribile, che ormai non potevo più concepire la mia vita senza di te. Ne facevi parte quanto il mio respiro, le mie mani, il mio cervello, e rinunciare a te era rinunciare a me stessa, ai miei sogni che erano i tuoi sogni, alle tue illusioni che erano le mie illusioni, alle tue speranze che erano le mie speranze, alla vita! E l’amore esisteva, non era un imbroglio, era piuttosto una malattia, e di tale malattia potevo elencare tutti i segni, i fenomeni.

Alekos era un uomo complicato, un uomo che ha subito torture che non voglio descrivere perchè solo a leggerle rabbrividivo, per aver tentato di ribellarsi a una dittatura fascista. Odiava i rivoluzionari e i dittatori, detestava i politicanti senza arte né parte, aborriva la sottomissione degli ideali al marciume dei politici, disprezzava l’ingiustizia. E sì, è facile dire tutte queste belle cose, ma non è facile sopportare le sevizie, essere condannato a morte per poi essere rinchiuso in una tomba da vivo con un cipresso accanto, perchè il dittatore ha paura a fucilarti, uscire vivo da tutto ciò e batterti di nuovo per quello in cui credi come l’aria che respiri. Alekos non si è mai piegato, non ha mai smesso. Si è sentito sconfitto talmente tante volte… ma non ha mai ceduto. Si è alzato ed è morto per un ideale. Solo lei poteva stargli accanto in tutto ciò.

L’amore non è metter catene alla gente che vuol battersi e che è pronta a morire per questo, l’amore è lasciarla morire nel modo che ha scelto. Ecco un’altra verità che non riesci a comprendere.

E non voglio nemmeno stare a citare lo schifo che c’è intorno a tutto questo, il fatto che nonostante tutto siano riusciti ad ammazzarlo come un cane, facendolo schiantare con la sua auto contro un muro, e che sia morto straziato, con il fegato spappolato in diciannove pezzi e il cuore esploso, dicendo “Oh Theos, Theos mu” “Oh Dio, Dio mio”, tutto per aver trovato dei documenti segreti e ben occultati dal neo governo democratico, che dimostravano la collaborazione del Ministro della Difesa con i servizi segreti del regime.

Non si fa il proprio dovere perché qualcuno ci dica grazie, lo si fa per principio, per se stessi, per la propria dignità.

Voglio però dire che facciamo veramente pena, che di Alekos Panagulis ne esiste uno su un milione, ma che una cosa la sappiamo fare molto bene tutti quanti e siamo decisamente troppi: andare a piangere ai funerali e pregare.
La narrazione comincia così, dal funerale, dove il popolo manifesta tutto il suo disappunto e la sua rabbia per quella morte. Ma dov’era il popolo quando Panagulis si batteva per difenderlo? A casa, a dormire, a pregare di sopravvivere e di non soccombere al regime.

Un ruggito di dolore e di rabbia si alzava sulla città, e rintronava incessante, ossessivo, spazzando qualsiasi altro suono, scandendo la grande menzogna. Zi, zi, zi! Vive, vive, vive! Un ruggito che non aveva nulla di umano. Infatti non si alzava da esseri umani, creature con due braccia e due gambe e un pensiero proprio, si alzava da una bestia mostruosa e senza pensiero, la folla, la piovra che a mezzogiorno, incrostata di pugni chiusi, di volti distorti, di bocche contratte, aveva invaso la piazza della cattedrale ortodossa poi allungato i tentacoli nelle strade adiacenti intasandole, sommergendole con l’implacabilità della lava che nel suo straripare divora ogni ostacolo, assordandole con il suo zi, zi, zi. Sottrarsene era illusione.

Dovete leggere questo libro, dovete farlo. Perchè questo è l’amore, questi sono Esseri Umani degni di tale nome.
E allora grazie Oriana, grazie Alekos. Perchè io non valgo nemmeno un vostro mignolo, ma ho la decenza di ammetterlo.

Il vero eroe non si arrende mai, a distinguerlo dagli altri non è il gran gesto iniziale o la fierezza con cui affronta le torture e la morte ma la costanza con cui si ripete, la pazienza con cui subisce e reagisce, l’orgoglio con cui nasconde le sue sofferenze e le ributta in faccia a chi gliele impone. Non rassegnarsi è il suo segreto, non considerarsi vittima, non mostrare agli altri tristezza o disperazione.

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16 pensieri su “Oh Theos, Theos mu.

  1. Non so se definirlo il mio libro preferito, è passato troppo tempo e ho letto troppi altri splendidi libri da allora, ma su una cosa sono d’accordo, è un libro straordinario, intensissimo, che ti resta comunque dentro, uno di quei libri che forse possono contribuire a costruire sé stessi. Bellissima recensione, molto appassionata, mi hai fatto venire voglia di riprenderlo in mano 🙂

  2. Ne sono rimasta assolutamente estasiata e lo adoro. Mi ha colpito profondamente…a tal punto che sto per iniziare un altro libro della Fallaci, Insciallah, ma ho paura che non sia all’altezza. 🙂
    Sono contenta che ti sia piaciuta la mia recensione! Grazie!

  3. Il mio libro preferito è obviously Le mille e una notte che tutto è fuorchè una ‘favoletta’ e che sopratutto oggi in questo momento storico che ci vorrebbe tutti contro tutti, andrebbe letto nella sua essenza culturale.

    Ma vorrei ricordare un altro libro che molto amato Lettere d’amore tra Abelardo e Eloisa….

    sheradessocena 🙂

  4. Diciamo che di lei apprezzo proprio il fatto che sia una donna dalle posizioni dichiarate, chiare e precise e che non abbia vergogna di difendere il suo punto di vista, al di là del fatto che le sue idee siano condivisibili o meno! 🙂
    In effetti il suo stile di scrittura mi piace forse perchè ricalca molto quello dell’Oriana giornalista e lo trovo piuttosto fluido e scorrevole, seppur non sia semplicissimo da leggere a volte!

  5. E’ stato, ed è tuttora, uno dei libri che ho amato di più.
    Una lettura indimenticabile, insieme a Lettera a un bambino mai nato.
    😊
    Bella recensione

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