Pane, cose e cappuccino dal fornaio di Elmwood Springs – Fannie Flagg

A volte mi siedo da sola in cucina e piango… poveri piccoli esseri umani. Si ritrovano scaraventati in questo mondo senza sapere minimamente da dove arrivano e che cosa devono fare, o per quanto tempo dovranno restarci. O dove andranno a finire dopo. Eppure, che il cielo li abbia in gloria, la maggior parte di loro si sveglia al mattino e passa la giornata cercando di dare un senso a tutto questo. E allora non si può fare a meno di amarli. Non è così?

Avete mai letto nulla della Flagg? Vi catapulta in un mondo tutto suo, che di solito rispecchia la piccola provincia americana, che poi alla fine rappresenta quella di tutto il mondo. Le sue storie possiedono uno stile frizzante e divertente, seppure abbiano tutte quante la capacità di far riflettere il lettore in modo profondo.

“Pane, cose e cappuccino dal fornaio di Elmwood Springs” non è da meno. L’ho letto dopo il famosissimo “Pomodori verdi fritti al caffè di Whistle Stop” e  “Voli acrobatici e pattini a rotelle a Wink’s Philip Station”. L’ho adorato come gli altri due.
Non condivido la critica che molti hanno mosso alla Flagg: gli argomenti sono sempre gli stessi, le trame sono banali. Scriviamo da circa 2000 anni… pure la storia di Gesù è mainstream. Certo che le storie sono sempre quelle: è il modo di raccontarle che le rende speciali.


Il sugo della storia di “Pane, cose e cappuccino” sta in una donna in carriera alla ricerca di se stessa e della madre perduta, ma ciò che scoprirà sarà tutto fuorché banale e scontato. Sarà un viaggio catartico a condurla sulla strada giusta, lo stesso percorso che la porterà a comprendere la sua essenza di donna e cosa conta davvero, chi è importante tenersi stretto e chi mollare alla sua banalità. La porterà a dover fare una scelta essenziale:

Secondo me dobbiamo prendere un’unica decisione importante: se essere buoni o cattivi. Ci ho ragionato, e alla fine sono arrivata a questa conclusione. Magari sbaglio, ma non ho intenzione di sprecare tempo a farmi troppe domande. Intanto che sono qui, mia cara, mi voglio divertire. Vivi e lascia vivere.

A parte le grandi doti della Flagg di raccontare la provincia e la sua mentalità, con i suoi pregi e difetti, bisogna senz’altro lodare la caratterizzazione dei personaggi e i molteplici punti di vista che apportano alla narrazione, pur non scadendo mai nello stereotipo.

Sai, bambina mia, devi cercare di superarla quest’idea sbagliata che ti sei fatta della natura umana. Non è niente di nuovo. La gente aspetta solo di poter sputare addosso agli altri. E’ questo che fa girare il mondo e ti paga lo stipendio, e ti conviene sperare che la situazione non cambi. Ti sei fatta delle fantasie sull’amore fraterno. L’amore fraterno non esiste. Pensi che le persone siano pure, colombe bianche che volano tra le nuvole. Non è così. Le persone sono maiali belli e buoni, e gli piace grufolare nel fango.

Leggete la Flagg, non ve ne pentirete: vi troverete a ridere, piangere, arrabbiarvi e magari odiare i personaggi, ma quando finirete le sue storie sarete sicuramente delle persone più ricche.

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4 pensieri su “Pane, cose e cappuccino dal fornaio di Elmwood Springs – Fannie Flagg

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